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giovedì 16 dicembre 2010

Questo è un post strano

Questo è un post strano.
Il post di chi esce da un silenzio dovuto ad un respiro che si trattiene da circa tre settimane (e forse un pò di più).
Un post di chi incappa in medici che allarmano e fanno fare tante tante analisi, e risonanze, ed ecografie perchè...."c'è qualcosa che non va".
Un post di chi ha cominciato a tremare e si è resa conto che l'unica reale paura era quella relativa al proprio ruolo di madre.
Perchè, ha pensato, tutto è sostituibile: una moglie, un'amante, un'amica, ma una madre proprio no.
E' il post, però, di chi si è improvvisamente risvegliata nelle meraviglie della normalità: della cena da preparare, nel bagnetto da fare, nel lavoro speciale che fa ogni giorno senza ringraziare abbastanza per la fortuna che la vita le ha donato.
E' il post, dunque, di chi è ancora un pò in sospeso, ma di chi ha preso una porta in faccia e si è resa conto che, qualunque sia la situazione, la vita è ora ed è "normalmente" incredibile così.

sabato 28 novembre 2009

Sul tempo e lo spazio

Prendo spunto da qui per, finalmente, cercare di mettere insieme una riflessione che ho fatto proprio stamattina. E siccome il post citato lo ho letto proprio adesso e, per molte ragioni, ho cominciato veramente a credere nella sincronicità, mi sembra importante tentare di cavalcare l'onda e provare a verbalizzare queste sensazioni che da tanto tempo cerco di mettere (citando il commento di Ondaluna nello stesso post) sotto il tappeto insieme alla polvere.
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Io il parto è l'unica cosa che non ho dimenticato. Quello, in sè, è stato bellissimo e speciale e, in un certo senso, ero preparata. Invece, come avevo già scritto qui, era al dopo che non ero preparata: a quelle separazioni che ho vissuto come coatte e aggressive e violente.
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Stamattina, però, mentre giocavo con Papera, mi è venuto in mente, come mi succede spesso, che io non posso pensare a quei mesi dopo il parto, a quelle lunghe settimane di inizio della nuova vita di Papera perchè se ci penso ho la sensazione di non averle vissute. Mi sforzo, cerco di ricordare come era l'allattamento, tenerla in braccio così piccola, quali fossero le sensazioni, gli odori, come organizzavo il tempo, eppure ho la sensazione di non ricordare. Come se ci fossero delle sensazioni che non posso recuperare perchè non positive, non belle e come, in un certo senso, se io non fossi stata realmente lì: in quel tempo ed il quello spazio.
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Ho la sensazione che, nonostante i miei desideri e le mie aspettative consce, io vivessi delle sensazioni anche spiacevoli e sicuramente (questo si me lo ricordo) mi sentivo immobilizzata in uno spazio e in un tempo che scorrevano velocissimi senza che io potessi stargli dietro. Ce l'avevo queste sensazioni, ma "non ci volevo stare", non potevo accettare che ci fossero, come se avessi più che interiorizzato che quel momento doveva essere bellissimo e meraviglioso e spensierato.
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Una di queste sensazioni era proprio quell'esperienza di separazione del post-partum. Mi sembrava, allora, che tutte le altre separazioni (il fatto di iniziare a lavorare molto presto, il fatto di "doverla" mettere nella culla di notte, etc.) non facessero che ripetere quello strappo traumatico. E allora dai a cercare di recuperare. E a dormire attaccate. E ad acconsentire ad ogni suo minimo "gu" tenendola sempre in braccio, sempre attaccata al seno.
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Eppure mi sentivo immobilizzata. Mi scorreva il tempo tra le mani e tutti quei progetti (baby nuoto, massaggio neonatale, yoga in post partum) che avevo programmato mi sembravano impossibili che "lei non dorme mai", "io non dormo mai", "devo viaggiare da e per lo studio".
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In realtà credo che il tempo e lo spazio di quel primo momento si sia talmente dilatato da invadere tutto il resto.
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Mi viene in mente, allora, che, alle volte, mi sembra quasi di essere ancora lì, come se fosse ieri. Invece erano 15 mesi fa.
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Credo che molte delle difficoltà di Papera di questi mesi, soprattutto quella del sonno, abbia avuto a che fare con questo mio problema a riuscire ad oltrepassare quella soglia e a ricucire qualcosa che ho vissuto, non come un attraversamento lento, ma come un cadere repentino.
Anche le gelosie, probabilmente, hanno a che vedere con un non voler accettare di "essermi costretta" a procedere più velocemente di quanto, in realtà, non sentissi di poter e voler fare.
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Allora, come ora, non riesco a mettere via i vestitini, non riesco a guardare le foto, non riesco, in sostanza, a confrontarmi con "quella me"di quel tempo e di quello spazio che, forse, è stato semplicemente troppo carico di emozioni da poter essere elaborato come pensavo di poter fare.
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E nessuno intorno a me sembrava potersi agganciare a questo vortice per farmelo vedere anche dall'esterno, per aiutarmi a dipanare la complicata matassa.
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Bhè, quasi nessuno...
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Menomale che ci sono i blog.

martedì 24 novembre 2009

Casa nuova, vita nuova

Allora, finalmente, il processo si è compiuto.



Abbiamo traslocato, cambiato casa, abitudini, punti di riferimento...in un certo senso identità.
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Ora camminiamo per i nuovi marciapiedi con fare curioso, cercando di incrociare gli sguardi degli altri passanti, cercando di mandare un messaggio tipo :"ciao, siamo nuovi, ma siamo fighi, simpatici, vuoi fare amicizia?". Ah, la ricerca di consenso: che brutta bestia!
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Anyway: la casa assomiglia ancora a un cantiere, ma è bellissima. Grande, con tanti spazi per Papera e, soprattutto vicinisssssssssssssssssssssssssssimo al mio studio. Proprio vicino. Insomma praticamente dentro casa. Che goduria.
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In altre parole la nuova vita è già iniziata. E Papera sembra godersela un mondo. Unico neo (oltre alle scatole in mezzo alle palle ovunque e alla polvere che si riproduce): Papera sembra che l'abbiano dopata. Tale è l'eccitazione dell'insieme delle novità che non sta ferma per più di 10 secondi di seguito e, che te lo dico a fà, il rituale di addormentamento è diventato un "tantino" più lungo. Ma ci sta. A dire il vero dall'eccitazione non dormiamo nessuno dei tre. Eppure sembra non pesarci.