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mercoledì 9 novembre 2011

Mavaff'

L'altro giorno è successo un piccolo incidente domestico: Papera mette la gambina sotto il divano mentre gioca con il padre. Il padre cerca di tirarla su dalle braccia e, pensando che lei stia facendo resistenza "per finta", strattonandola le causa una distorsione alla gamba e/o all'anca.
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Corriamo al pronto soccorso pediatrico e, dopo due radiografie, ci confortano che non ci sono fratture, ma la bambina deve stare a riposo senza camminare per sette giorni.
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Torniamo a casa e io, nel vestirla, le infilo un dito nell'occhio. Sembra che nemmeno se ne sia accorta, ma lamenta ancora dolore alla gamba e siamo costretti a darle anche un antidolorifico.
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La faccio dormire con me nel lettone e, presa un pò dall'ansia, veglio letteralmente su di lei per tutta la notte. Notte nella quale lei, invece, dorme beata.
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Si sveglia la mattina in preda al pianto.
"Amore di mamma, che c'è?" , dico amorevole
"Tu...."
"Si, amore?"
"Tu...sei cattiva: mi hai messo un dito nell'occhio!!! Papiiiiinooooo, vieeeeeniiiiiii?"
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...
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Mavaff'

venerdì 8 ottobre 2010

I papà e le mamme (gli uomini e le donne?)

Le mamme devono essere accudenti


Le mamme devono essere tranquille


Le mamme devono organizzare


Le mamme devono gestire


Le mamme devono lavorare


Le mamme devono stare a casa ad accudire i figli


Le mamme devono cucinare


Le mamme devono pensare alla spesa


Le mamme devono giocare


Le mamme devono addormentare


Le mamme devono curare


Le mamme devono accudire i papà


Le mamme devono superare i sensi di colpa e la depressione


Le mamme devono essere simpatiche


Le mamme devono essere combattive


Le mamme devono, devono, devono...


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I papà devono lavorare


I papà devono....

...

CI si aspetta altro da loro? Veramente?

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Vabè, il tono è volutamente provocatorio (ma anche no), ma ho appena litigato con il papà di Papera il quale, nonostante sia uomo sensibilissimo ed accudente, evidentemente a volte non riesce proprio ad allontanarsi dalla propria identità di genere così come si è costruita in questo paese. E allora, dopo essere stato via quasi una settimana (per lavoro, per carità, però sempre è stato via) durante la quale io mi sono beccata da sola: la mia influenza, l'influenza di Papera, l'inserimento al nido dalla mattina, il mio lavoro e la relativa gestione in tandem di nonni e baby sitter causa assenza paterna e tutti i salti mortali che mi hanno portato a dover lavorare anche di sabato mattina e le solite nottate insonni di Papera, mi dice che "si è organizzato e se ne va a nuotare"....
...
Le Erinni, al mio confronto, sono ragazze mansuete.

domenica 15 novembre 2009

Addio ai monti



"Finalmente" ci siamo: domani è previsto il fantomatico trasloco.
Domani è arrivato.
Allora oggi, in molti sensi, si chiude una lunga fase della mia vita.
Certo domani se ne apre un'altra, ma, intanto, oggi è oggi.
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Allora, in questo turbine di "fai, fai, fai" e "corri, corri, corri", ho, piu' o meno consapevolmente, evitato, non solo di andare, ma anche di pensare alla vecchia casa che lasciamo per trasferirci nella grande e comoda novità. Il pensiero era troppo doloroso e poi, come scusa mentale, c'era sempre il "tanto ancora manca tanto", "ci penserò in un altro momento".
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Ora, invece, ci siamo e domani caricheranno mobili, scatole e una grossa parte di me.
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Perchè quella casetta, con le pareti tutte bianche e le porte azzurro Santorini, la ho dipinta io. La ho arredata io e la ho abbellita in anni spensierati e dove tutto era un costruire ed investire in un futuro che sembrava onnipotente ed infinito.
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Perchè quella è la casa dei miei 20 anni, della separazione dalla confusione familiare per approdare alla linearità della libertà e della emancipazione.
Perchè lì ho scoperto di essere quella che sono e di volere quello che voglio.
Perchè lì ho ricominciato a dormire serena e mai, ma proprio mai, mi sono svegliata senza sapere dove fossi.
Perchè lì ho raggiunto i miei desideri personali e professionali: lì mi sono laureata, specializzata, sposata ed ho avuto una figlia.
Lì ho ricucito i rapporti familiari. Lì ho amato, odiato, pianto, ma soprattutto riso.
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Perchè in quella casa è ri-iniziato tutto: da quegli infiniti scambi epistolari, a quella notte passata a parlare e guardarci sapendo che eravamo sempre noi, nonostante gli anni di lontananza, nonostante le altre storie, nonostante gli altri progetti.
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Perchè lì abbiamo deciso di stare insieme, proprio lì, su un divano blu che ha visto e sentito tutto e sorretto il peso di un grande amore.
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Perchè lì mi sorprendevi con giochi di candele e tanto tanto amore.
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Perchè lì abbiamo deciso di formalizzare un'unione e lì abbiamo festeggiato fino all'alba con amici, pizza e taaaaanti alcolici.
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Perchè lì abbiamo deciso di diventare una famiglia e lì abbiamo concepito quel figlio che era già dentro le nostre fantasie da tanti anni.
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Perchè lì la abbiamo aspettata, lì abbiamo avuto paura e lì è nata: il miracolo della vita nella nostra casa dove abbiamo imparato ad essere una coppia, per poi imparare ad essere in tre.
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Perchè lì abbiamo vissuto le eterne notti insonni, passeggiandola per ore nel breve corridoio e sul terrazzo da cui si vede er Cuppolone.
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Perchè lì il quartiere è diventato un paese e le persone amiche e le donne "altre mamme" e la vita piu' bella, piu' ricca, piu' saporita.
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Perchè lì noi siamo diventati veramente noi.
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...E mi prende una fitta allo stomaco al pensiero che questo cambi, si chiuda, appartenga al passato. Il pensiero che quella scomodità romantica possa trasformarsi in qualcosa che non conosco e in una vita che non è la mia.
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Addio casa...grazie.

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Addio/ monti sorgenti dall’acque- ed elevati al cielo/ cime inuguali/ note a chi è cresciuto tra voi/ e impresse nella sua mente/ non meno che l’aspetto de’ suoi familiari/ torrenti- de’ quali si distingue lo scroscio/ come il suono delle voci domestiche/ ville sparse e biancheggianti sul pendìo/ come branchi di pecore pascenti/ addio!/ Quanto è tristo il passo di chi/ cresciuto tra voi/ se ne allontana!/
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Alla fantasia/ di quello stesso che se ne parte volontariamente/ tratto dalla speranza di fare altrove fortuna/ si disabbelliscono/ in quel momento/ i sogni della ricchezza/ egli si maraviglia d’essersi potuto risolvere/ e tornerebbe allora indietro/ se non pensasse che, un giorno- tornerà dovizioso/ Quanto più si avanza nel piano/ il suo occhio si ritira/ disgustato e stanco/ da quell’ampiezza uniforme/ l’aria gli par gravosa e morta/ s’inoltra mesto e disattento/ nelle città tumultuose/ le case aggiunte a case/ le strade che sboccano nelle strade/ pare che gli levino il respiro/ e davanti agli edifizi ammirati dallo straniero/ pensa/ con desiderio inquieto/ al campicello del suo paese/ alla casuccia a cui ha già messo gli occhi addosso/ da gran tempo/ e che comprerà/ tornando ricco/ a’ suoi monti/
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Ma chi/ non aveva mai spinto/ al di là di quelli/ neppure un desiderio fuggitivo/ chi/ aveva composti in essi/ tutti i disegni dell’avvenire/ e n’è sbalzato lontano/ da una forza perversa!/ Chi/ staccato a un tempo/ dalle più care abitudini/ e disturbato nelle più care speranze/ lascia que’ monti/ per avviarsi in traccia di sconosciuti/ che non ha mai desiderato di conoscere/ e non può/ con l’immaginazione/ arrivare a un momento stabilito per il ritorno!/
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Addio/ casa natìa/ dove/ sedendo/ con un pensiero occulto/ s’imparò a distinguere dal rumore de’ passi comuni- il rumore d’un passo aspettato/ con un misterioso timore/ Addio/ casa ancora straniera/ casa sogguardata tante volte alla sfuggita/ nella quale la mente- si figurava un soggiorno tranquillo e perpetuo di sposa/ Addio/ chiesa/ dove l’animo tornò tante volte sereno/ cantando le lodi del Signore/ dov’era promesso/ preparato un rito/ dove il sospiro segreto del cuore- doveva essere solennemente benedetto/ e l’amore venir comandato/ e chiamarsi santo/ addio!// Chi dava a voi tanta giocondità è per tutto/ e non turba mai la gioia de’ suoi figli/ se non per prepararne loro- una più certa e più grande.

lunedì 15 giugno 2009

Gelosia

Mi vergogno un pò a scrivere questo post.

Si, insomma, dovrei essere contenta eppure ...

...Papera da qualche tempo ha iniziato a mostrare un lato del suo carattere che il labbrino lo fa fare a me: quando arriva il padre (a casa, ma anche dai nonni, ma anche per strada) io, non solo smetto di esistere, ma alla sopradetta prende una crisi isterica vera e propria se lui non le si lancia incontro e non la prende in braccio immediatamente...

All'inizio pensavo fosse solo una questione di quando sta con me e poi arriva lui, ma invece no, lo stesso trattamento me lo riserva:
1) se arriviamo insieme a casa dei nonni
2) se sta con lui e arrivo io
3) se passeggiamo e lei si volta a guardare entrambi.

Si, vabbè il rapporto padre-figlia e tutto quello che vi pare, ma io la stracoccolo, la curo, la nutro, la abbraccio, le canto le canzoni, la faccio ridere a crepapelle, riduco il lavoro all'osso per starci il maggior tempo possibile, la faccio addormentare, non la faccio mai stare più di 5 ore senza di me...insomma mi faccio un mazzo così e sono la mamma e lui, che la vede a mala pena 3 ore totali in tutto il giorno, è il suo idolo e il suo oggetto consolatorio?

Quasi la stessa cosa la fa con la nonna 1, quella che, appunto, se ne occupa quando sono a studio (poche ore, non tutti i giorni).

Ora, io capisco tutto: che se fa così è proprio perchè è sicura di sè, ergo della sua mamma che può dare tranquillamente per scontata e mettersi ad esplorare il mondo, che il suo temperamento socievole e coraggioso e che stabilisce relazioni facilmente l'arricchirà molto nella vita, che il padre non lo vede mai per cui quando c'è ci si attacca come una cozza....
...però...

....sob!

mercoledì 3 giugno 2009

Maternal Hangover

Si, lo so che era fin troppo tardi per farlo.

So che c'è chi lo fa prima .

So che c'è chi lo fa spesso.



Ma io e marito non eravamo mai usciti di sera, insieme, per "divertimento" (fino ad ora l'unico tentativo era stata l'assemblea condominiale per presentarci al nuovo condominio...insomma una botta de vita!).

Lunedi, invece, mi lascio convincere perchè "E' ora...dobbiamo recuperare i nostri spazi...mi sento uno sfigato....voglio mangiare il risotto al nero di seppia...edddai, una seratina...".

Considerando i noti problemi di sonno di Paperotta, l'unica alternativa era di farla tenere alla nonna 1 (l'unica, tra l'altro, con cui lei vuole stare) a casa sua e di dormire, a quel punto, anche noi lì.

Quindi l'addormento io e poi usciamo.
A cena, finalmente. Io e lui DA SOLI.
A parlare, nostro malgrado, tutta la sera di lei ("ma perchè,hai visto quando fa i versetti così?...E quando fa i sorrisini cosà?"), ma, almeno a scolarci una intera bottiglia di vino bianco freddo(ormai i traguardi sono questi) , per accompagnare tutti i frutti di mare del mondo mangiati con il gusto di chi ha smesso di allattare e sta cercando di farsela prendere bene vedendone gli aspetti positivi.

Alla fine eravamo ciucchi, un pò rintronati anche dal cibo e dall'euforia della novità. In macchina mi faccio anche quel pisolino di qualche minuto che sancirebbe proprio la fine della serata: giusto il tempo di salire per mettersi a letto e continuare a dormire.

Invece...

Torniamo su che Papera si è appena svegliata e nonna 1 la sta coccolando. Io dico: "dalla a me che ora la stendo". E intanto continuo ad assaporare l'anticipazione del riposo dopo il relax della serata.

Ma Papera la sa lunga e avvia tutto il repertorio di mosse e gridolini giapponesi che manco il campione nazionale di Nippon Kempo. Risultato: tre ore di insonnia e tentativi disperati di farla dormire. Quando finalmente ci riesce, faccio la fantasia di almeno quattro ore di sonno e invece niente: alle cinque e mezza è sveglia come un grillo e reclama cibo ed attenzioni.

Il giorno dopo, martedi di festa della repubblica, pensavo di essere tornata indietro nel tempo, ai miei 20 anni, quando tornavo casa alle sei del mattino, dopo aver passato la notte tra superalcolici e musica unz unz. Solo che all'epoca i postumi della sbornia apparivano molto, ma molto più leggeri.

domenica 10 maggio 2009

Festa della mamma



Oggi è la mia prima festa della mamma.
Fino ad oggi, sinceramente, mi sembrava una cavolata. Un pò perchè mia madre è una che raramente si è ricordata sia il mio che il suo compleanno (e quindi figurati un giorno come questo), un pò perchè mi è spesso sembrata una di quelle ricorrenze da "lavoretto alle elementari" che mi metteva tanto a disagio quando ero piccola.
Invece oggi la mia bimba di otto mesi (affettuosamente, e da epoca fetale, soprannominata Papera), dopo avermi tenuta sveglia per tutta la notte fino alle 5, orario in cui ha definitamente deciso che era terminata la notte, per la prima volta mi ha "festeggiata". Così lei ed il papà mi hanno portato: rose rosa da parte di Papera e rose rosse da parte di lui, cornetto al cacao e cappuccino e l'ultimo numero di Vanity Fair da leggere immersa in un bagno caldo. Per una mattinata tutta per me in cui mi sono potuta (finalmente!) rendere più carina, prendendomi il tempo necessario (ormai è necessario!!) per farlo.
Alla fine del processo, nonostante le poche ore di sonno, mi sono sentita bene: bella, amata e coccolata.
Il che, oltre a confermarmi di avere accanto un uomo sensibile e tenero, mi ha fatto riflettere su quanto le ricorrenze siano importanti per celebrare chi ami. Per ricordargli l'importanza che hanno nella tua vita e per scandire i tempi e gli spazi di quest'ultima in maniera che sia fatta di passaggi, di movimenti e di fasi che, se non sottolineate, rischiano di perdere la loro rilevanza.
Insomma, i rituali forse contano più di quanto non ci si renda conto...
Spero proprio che abbiate passato una buona festa della mamma. Auguri !

mercoledì 15 aprile 2009

E il sonno ragionevole ?


All'inizio è stato questo mio problema con la separazione : di ritorno dall'ospedale, per tentare di "recuperare" una ipotetica frattura provocatami/ci dal personale del nido della struttura dove è nata A., la tenevo sempre sulla pancia e lei sembrava voler/poter dormire solo lì. Da quell'istante, come si tentava di metterla giù nella sua culla o nella carrozzina, ecco che A. tirava fuori un repertorio di urli e strilli che manco la stessimo sgozzando per farne il brodo. Ed io, che ho una tolleranza al suo pianto pari allo zero assoluto, mi nutrivo di spiegazioni che si rifacevano alla necessità di continuità tra vita intra ed extra uterina, ai campi energetici fragili nei primi 40 giorni di vita, alle culture che tengono i bambini attaccati al corpo e cuore della mamma per i primi tre anni, per non parlare di quelle che prevedono che i neonati non siano toccati se non dalla mamma e dal papà per un tempo sufficiente a farli adattare alla vita terrestre (ammesso che qualcuno ci riesca). Insomma, il risultato era quello che A. voleva stare solo in braccio (o dentro la fascia con il papà) e non c'era alcuna possibilità di dormire se non "appiccicaticci".


E non è che non mi piacesse, anzi, lì è nata la difficoltà. Con questo mio piacere estremo che provo nello stare così vicina alla bambina, si è creato una sorta di corto circuito: rendendomi conto che "dovevo" insegnarle a stare sdraiata da sola, cercavo di metterla giù evidentemente con una ambivalenza tale che lei lo percepiva e reagiva con i pianti e gli strilli di cui sopra.


Le prime settimane le abbiamo passate così.


Nel frattempo, però, mi saliva l'ansia perchè sapevo di dover ricominciare a lavorare presto (libera professione) e mi preoccupava che lei non fosse abbastanza indipendente per poter dormire anche separata dal mio corpo. Avevo già letto di tutto sul sonno durante la gravidanza, ma avevo lasciato da parte tutte le teorie sul decondizionamento comportamentale (tipo "Fate la nanna", per intenderci) : un pò perchè non credo che risolvano il problema, ma creino solo una sorta di rassegnazione nel bambino (e ora si apriranno dispute sull'argomento, ma tant'è...) piuttosto che una reale abitudine al buon sonno, un pò perchè IO non reggo a sentire piangere A., soprattutto di notte, magari dopo averla messa a dormire 5/6 volte.


Allora mi sono spostata sui suggerimenti della famosissima Tracy Hogg nel libro "il Linguaggio segreto dei neonati", quando parla del Sonno Ragionevole: cioè di quelle pratiche per insegnare al bambino ad addormentarsi anche da solo, ma consolandolo e prendendolo in braccio quando piange. Da brava scolara, allora, ho tentato di stabilire delle routines e di creare dei rituali di addormentamento. Il risultato è stata una settimana di passione con me che prendevo e mettevo a dormire A. circa 25 volte di giorno e 50 di notte e la schiena letteralmente a pezzi (vorrei sottolienare che A. solo alla nascita pesava 4 kili e 300 grammi!!!).


Poi il miracolo: nonostante le routines sconclusionatissime (me la sono portata sempre con me a lavoro per poterla allattare e, poveraccia, spesso secondo me manco sapeva dove fosse), A. aveva preso questo appuntamento fisso con il sonno notturno alle 20.30 esatte. Ero felicissima e mi sentivo veramente una figa...e dai a dire alle amiche come ero stata brava, etc...Riusciva a dormire per un paio d'ore di seguito e già mi sembrava una cosa grandissima.


Mi dicevo: è perchè prende il mio latte che non dorme per più di due ore, vedrai che dopo passerà.


Poi siamo passati alla aggiunta artificiale. Siamo passati a vederla sveglia ogni ora. Per tuuuuuutta la notte. Per settimane lunghissime. Ero un vero cadavere. Le davo da mangiare, non le davo da mangiare, niente sembrava funzionare.


Poi la ho rimessa nel lettone appiccicaticcia a me: A. ha cominciato a dormire un pò di più. Ecco, a me quello mi sembrava un Sonno Ragionevole: dormi un pò dove ti pare, basta che dormi/iamo. Pensavo di aver raggiunto l'Eden sentendo finalmente nuovamente i miei pensieri, senza quel ronzio permanente della testa pesante d una notevole dipendenza dalla Tachipirina.


Fino a quando non è stata male e le si sono tipo "resettati" tutti i parametri: ora dorme nel lettone, appiccicaticcia a me o al padre (che ormai praticamente abbiamo bisogno di darci appuntamento in cucina o nel ripostiglio per poter stare due minuti da soli) e si sveglia di continuo. In più, si è impossessata completamente del letto e, a meno di otto mesi, dorme a "quattro di spade" occupando 3/4 del letto...stanotte quei 45 minuti di seguito li ho dormiti con i suoi piedi sul naso.


In effetti non mi sembra tanto ragionevole ...